Di Paolo Maccallini

In questa intervista radiofonica a Brian Fallon (Columbia University), lo psichiatra racconta come si sia imbattuto nella malattia di Lyme, di cui è diventato un esperto autorevole, e si concentra sui trattamenti e i sintomi della forma cronica della malattia.

Quando un suo famigliare si ammalò di borreliosi, Fallon era un ricercatore che si occupava di disturbo ossessivo compulsivo e di ipocondria. Il congiunto fu curato con il trattamento raccomandato dall’IDSA (Infecious Diseases Society of America) e migliorò dalla sua grave condizione. Tuttavia alcuni mesi dopo, i sintomi si ripresentarono. Fu ancora trattato, migliorò e poi ricadde. A questo punto fu congedato dal medico infettivologo, poiché le linee guida per la malattia di Lyme non giustificavano ulteriori trattamenti. Fallon e sua moglie (anche lei medico) furono così costretti a cercare aiuto presso un medico di Long Island, il quale sembrava avere successo nei pazienti con Lyme cronica, con trattamenti che si svincolavano dalle restrizioni dei dettami IDSA. Ora la persona in questione è molto migliorata, ma da allora Fallon si occupa professionalmente di Lyme cronica, e per questo suo lavoro ha ricevuto fondi anche dal NIH (National Institute of Health).

Fallon
Brian Fallon, Columbia University

Dopo aver raccontato delle sue origini italiane (la mamma era una infermiera nell’Italia della seconda guerra mondiale e il padre era un soldato americano che combatteva i tedeschi sul nostro territorio) illustra le difficoltà nella gestione della forma cronica della Lyme. Alcuni punti interessanti che Fallon tocca, sono i seguenti.

1) La forma cronica della Lyme non è ben conosciuta nei sui meccanismi patogenetici, ma sicuramente non è un disturbo psicosomatico. Risponde -in alcuni casi- a cicli aggiuntivi di antibiotici. Il sintomo che risponde maggiormente a cicli ripetuti è la fatica.

2) La fatica è il sintomo principale della Lyme cronica, e ha un impatto nella vita dei pazienti non inferiore alla insufficienza cardiaca.

3) Le linee guida ufficiali non raccomandano cicli aggiuntivi di antibiotici, sebbene una revisione della letteratura dimostri la loro efficacia in alcuni pazienti e questo determina un attrito tra medici che propongono lunghe cure antibiotiche e altri che -attendendosi alle linee guida IDSA- congedano i pazienti dopo un mese di cure.

4) I test sierologici intercettano solo un 50% dei pazienti, con un gruppo consistente che dunque resta non diagnosticato.

5) In Europa, paesi interessati dal problema Lyme sono l’Italia, la Germania e l’Austria.

Fallon è un ricercatore della Columbia University, finanziato dal National Institute of Health, e ha pubblicato -fra l’altro- lavori su cicli aggiuntivi di antibiotici (Fallon, 2008), sulla brain imaging della encefalopatia di Lyme (Fallon, 2009) e sulle sequele immunitarie di questa infezione (Jacek, 2013).

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