“E allora? Dove sono le spirochete? Non riuscite a trovarle!”

Sam T. Donta

Il campione

Uno studio canadese appena pubblicato su PLOSone ha indagato il plasma (la componente liquida del sangue) di 25 persone con diagnosi di ME/CFS (criteri canadesi), 13 individui con diagnosi di malattia di Lyme cronica effettuata secondo criteri non ufficiali (ADCLS, alternatively diagnosed chronic Lyme disease), 11 persone con Lupus, 25 controlli sani (Miller RR et al. 2016).

L’analisi

L’analisi effettuata da Miller e colleghi consiste nella lettura di tutto l’RNA presente nel plasma. Questo RNA sarà in buona parte di origine umana, quindi dei programmi sottraggono le sequenze di RNA umano e confrontano le sequenze che restano, con quelle di tutti i virus e i batteri attualmente conosciuti. Nel caso si trovi una sequenza di RNA che coincide con una sequenza di un organismo noto, si procede a una tradizionale PCR per l’amplificazione dell’RNA di quell’organismo. In questo studio ci si è premurati di fare queste analisi anche su campioni privi di plasma, per identificare eventuali contaminazioni dovute al processo di lavorazione dei campioni.

Risultati

Lo studio Miller ha dimostrato che non ci sono differenze nel carico virale e batterico del plasma dei quattro campioni esaminati, ovvero ME/CFS, Lyme cronica diagnosticata con criteri non ufficiali, Lupus, e controllo sano. Di fatto non sembra esistere un microbioma del plasma umano, cioè il plasma umano risulterebbe essere essenzialmente sterile, anche nei controlli sani. Per quanto riguarda ad esempio il genere Borrelia, l’unica lettura positiva viene da un controllo sano.

Dove sono le infezioni?

Miller osserva che l’assenza di RNA virale e/o batterico nel plasma dei pazienti ME/CFS e ADCLS non esclude che queste due condizioni abbiano una causa infettiva, infatti lo studio ha considerato solo l’RNA nel plasma, cioè nella componente liquida del sangue (Miller RR et al. 2016). E in effetti diversi studi hanno dimostrato che la ricerca di virus nel sangue periferico non è in grado di rilevare la presenza di enterovirus, parvovirus, e herpesvirus nei tessuti (cervello, intestino, cuore) (IOM, 2015, pag. 159). Inoltre l’RNA batterico è una misura della velocità del metabolismo dei batteri, più che del loro numero.  Si possono dunque fare due osservazioni seguenti:

  1. La ricerca di RNA privilegia quei batteri che hanno un metabolismo elevato, ad esempio batteri in fase mitotica. In effetti l’RNA si può considerare come un indice della velocità metabolica, più che della carica batterica.
  2. Il plasma è solo uno dei tessuti umani, e non necessariamente rispecchia la carica batterica o virale di altri tessuti, come il cervello ad esempio, o dei leucociti presenti nel sangue.

Vediamo ora come si colloca questo studio rispetto a precedenti studi sulle infezioni nella ME/CFS e nella Lyme.

Traslocare o non traslocare?

Nella ME/CFS è stata dimostrata una anomala traslocazione dei batteri intestinali in almeno tre studi.

  1. In un primo studio di circa 10 anni fa,  Maes e colleghi rilevarono un aumento di anticorpi IgA e IgM contro lipopolisaccaridi (LPS) di persone con ME/CFS. La presenza di questa risposta delle cellule B non è altrettanto frequente nella popolazione sana e dimostra che il sistema immunitario dei pazienti ME/CFS entra regolarmente in contatto con batteri intestinali, la qual cosa è una prova di una traslocazione eccessiva (Maes M et al. 2007).
  2. Nove anni dopo un gruppo della Cornell University cercò una conferma della traslocazione del microbiota nella ME/CFS misurando, fra le altre cose, il livello di LPS e di CD14 solubile (sCD14) nel siero dei pazienti. Gli LPS sono essenzialmente di origine enterica, e il sCD14 è una sostanza prodotta di macrofagi come risposta agli LPS. Ebbene, questo gruppo ha dimostrato un incremento significativo di questi due parametri nei pazienti rispetto ai controlli sani (vedi figura 7), e ciò prova una eccessiva traslocazione (Giloteaux L et al. 2016).
  3. Nel 2015 Shukla e colleghi dimostrarono (con una tecnica di amplificazione del gene per l’RNA ribosomiale 16S) che il sangue dei pazienti ME/CFS ospita più batteri della flora intestinale, rispetto al controllo sano, sia a riposo che, soprattutto, 48 ore dopo un esercizio (Shukla, SK et al. 2015).

Come si vede, in questi tre studi abbiamo prove indirette (primi due) e dirette (il terzo) della presenza di batteri intestinali nel sangue dei pazienti ME/CFS, in misura maggiore rispetto ai controlli sani. Dunque, lo studio Miller sembra in contraddizione con i citati tre studi.

E l’HHV6?

Nel 2003 Nicolson riuscì ad amplificare il materiale genetico dell’HHV-6 nel plasma di 61/200 (30%) pazienti ME/CFS rispetto a soli 9/100 (9%) controlli sani (p<0.01) (Nicolson GL et al 2003). Peterson riportò la presenza del ceppo A di questo stesso virus nel 29% dei campioni di siero (una parte del plasma) e nel 20% dei campioni di liquido spinale dei pazienti ME/CFS. Non mi pare questo studio sia stato pubblicato, ma i dati sono riportati in questo PDF, e sono stati citati in vari contesti. Anche qui ci sono delle incongruenze con lo studio Miller.

EBV e replicazione abortiva

Diversi studi avrebbero dimostrato che nella ME/CFS i virus erpetici hanno una replicazione parziale (‘abortiva’) che consiste nella immissione nel circolo sanguigno di alcune proteine virali, non dell’intero virus (IOM, 2015, pag. 160). In particolare, Lerner AM e colleghi proposero un modello di replicazione abortiva dell’EBV, in cui le cellule infette rilasciano nel sangue solo alcune proteine del virus (dUTPasi e DNA polimerasi) senza replicazione completa del virus stesso (Lerner AM, 2012), che dunque non può essere trovato nel sangue con metodi di ricerca come quello effettuato da Miller.

Borrelia

Come abbiamo visto, l’analisi di Miller ha identificato il genere Borrelia (che comprende anche specie non chiaramente patogene) nel plasma di un solo soggetto, appartenente al controllo sano. Si può osservare che lo studio non comprendeva nessun gruppo con diagnosi canonica di malattia di Lyme, ma solo un gruppo di 13 pazienti con diagnosi ‘alternativa’ di malattia di Lyme, cioè basata sul quadro clinico e su test non approvati. Ciò detto, è ben noto che persino nella fase acuta della borreliosi, la sensibilità della ricerca del DNA (non dell’RNA) nel sangue dei pazienti è del 10% (Mygland A et al. 2010). Nel caso poi di pazienti con malattie di lunga durata, che abbiano superato da mesi o anni la fase acuta, si ipotizza che il battere B. burgdorferi abbia un tasso replicativo basso o bassissimo (Feng J et al 2014), (Embers, 2012), (Sharma, 2015). Questo rende improbabile l’evenienza di recuperare DNA nel sangue periferico di pazienti cronici, e ancora meno probabile la possibilità di recuperare RNA, che è proporzionale alla velocità del metabolismo batterico.

Conclusione

Probabilmente lo studio Miller permette di escludere la presenza di una infezione acuta nella ME/CFS, che dovrebbe poter essere rilevata nel plasma. Ma nulla dice su infezioni meno attive, o che interessino altri tessuti (cervello, cuore, o le stesse cellule del sangue). Inoltre sembra contraddire l’ipotesi della traslocazione del microbiota intestinale nella ME/CFS, ipotesi sin qui avvalorata da almeno tre studi (Maes M et al. 2007), (Shukla, SK et al. 2015), (Giloteaux L et al. 2016).

Approfondimenti

  • La traslocazione dei batteri intestinali nella ME/CFS, insieme ad altre considerazioni sul microbiota intestinale, è discussa in questo post.
  • Il ruolo della persistenza della infezione da B. burgdorferi nei sintomi cronici della malattia di Lyme è discusso qui.

 

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