Lo studio

Un gruppo olandese, guidato da Berende Anneleen, ha pubblicato alcuni mesi fa un grande studio in doppio cieco per valutare l’efficacia di due diversi trattamenti antibiotici a lungo termine (3 mesi e mezzo) nei soggetti con sintomi cronici e con storia di esposizione a B. burgdorferi (Berende A et al. 2016). Dopo un trattamento iniziale uguale per tutti i 280 partecipanti, costuituito da:

  • cefriaxone in vena, 2 grammi al giorno, per due settimane;

i pazienti sono stati divisi in tre rami, ciascuno con un trattamento diverso (vedi figura 1):

  1. doxiciclina per bocca, 200 mg al giorno, per tre mesi (86 pazienti);
  2. claritromicina, 1 grammo al giorno, più idrossiclorochina, 400 mg al giorno, tutto per bocca, per te mesi (96 pazienti);
  3. placebo per tre mesi (98 pazienti).

I pazienti sono persone con sintomi persistenti (deficit cognitivi, fatica, dolore, parestesie etc) verosimilmente riconducibili alla malatia di Lyme (sierologia positiva, eritema migrante etc).

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Figura 1. Dopo 14 giorni di ceftriaxone i pazienti vengono disvisi in tre gruppo: un terzo riceve doxiciclina per 3 mesi, un terzo riceve claritromicina + idrossiclorochina, un terzo riceve placebo.
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Figura 2. I risultati dello studio: la doxiciclina e la claritromicina/idrossiclorochina per tre mesi non sono più efficaci del placebo.

I risultati

La condizione dei pazienti prima e dopo il trattamento è stata misurata attaverso un questionario – denominato RAND SF-36 – il quale fornisce un indice numerico per ciascuno dei seguenti ambiti: funzionamento fisico, limitazioni dovute ai problemi di salute, dolore, percezione dl proprio stato di salute. Questi quattro indici sono stati poi utilizzati per ottenere un indice complessivo, il quale nella popolazione generale ha un valore medio di 50, con una deviazione standard di 10. I risultati sono riportati nella figura 2, dalla quale si deduce che:

  1. sia i tre mesi di doxiciclina che  i tre mesi di claritromicina/idrossiclorochina non sono più efficaci del placebo;
  2. la qualità della vita di questi pazienti è molto bassa ed è infatti peggiore (secondo un rapido calcolo, assunta una distribuzione normale dell’indice) di quella dell’85% della popolazione generale.

Però…

Al lettore non sarà sfuggito – dall’esame della figura 2 – che i tre gruppi hanno manifestato lo stesso miglioramento, nella propria condizione generale. Poiché i tre gruppi di pazienti sono stati sottoposti allo stesso ciclo iniziale di ceftriaxone (2 g/die per 2 settimane) è possibile che il miglioramento sia attribuibile proprio al ceftriaxone. Purtroppo manca un gruppo di controllo (placebo) rispetto a questa terapia iniziale, quindi questa affermazione non può essere verificata. Sarebbe tuttavia del tutto coerente con tre precedenti studi in doppio cieco, che riassumo nel seguito.

  1. Krupp e colleghi dimostrarono un effetto benefico di 1 mese di ceftriaxone (2g/die) sulla fatica (ma non sul funzionamento cognitivo) in 25 pazienti Lyme con sintomi cronici, rispetto al gruppo placebo (Krupp, 2003);
  2. Fallon e colleghi dimostrarono un effetto benfico di 2,5 mesi di ceftriaxone (2g/die) sul funzionamento fisico generale in 37 pazienti Lyme con sintomi cronici, rispetto al gruppo placebo. Fu rilevato anche un effetto benefico sul piano cognitivo, ma solo di breve durata (Fallon, 2008).
  3. Cameron dimostrò un effetto benefico di 3 g/die di amoxicillina per bocca (un farmaco simile al ceftriaxone) per tre mesi, sul funzionamento fisico generale di 52 pazienti Lyme con sintomi cronici, rispetto al gruppo placebo (Cameron D 2009).
  4. Logigian e colleghi dimostrarono in 6 pazienti con sintomi cronici dopo precedente trattamento antibiotico, che un ulteriore ciclo di ceftriaxone (un mese) comportava un miglioramento nella perfusione cerebrale (misurata con metodo SPECT) (Logigian EL et al. 1997).

Tutto ciò posto, lo studio Berende sembra confermare che cefalosporine e betalattamici (che dal punto di vista della Borrelia sono comparabili) abbiano una qualche efficacia nei pazienti Lyme con sintomi cronici.

Conclusioni

La doxiciclina e la combinazione idrossiclorochina/claritromicina non sono efficaci nella Lyme con sintomi cronici, nonostante la seconda terapia fosse stata proposta da Sam Donta (Donta S 2012) e venga citata in un diffuso manuale tedesco (Hopf-Seidel P, 2012). In effetti gli studi in doppio cieco servono proprio a verificare o smentire affermazioni non basate su dati reali.

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Un pensiero su “Terapie che non funzionano per i sintomi cronici della Lyme (e terapie che funzionano)

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