Associazione Lyme Italia e Coinfezioni

Associazione Lyme Italia e Coinfezioni

Quella che segue è una presentazione della Associazione Lyme Italia e Coinfezioni, costituitasi due anni fa e già distintasi in numerose attività a sostegno di coloro che sono affetti dalla malattia di Lyme e dei loro congiunti, e a favore della ricerca scientifica su questa patologia. Come molte altre persone, anche io ho accumulato un notevole debito di gratitudine nei confronti del Consiglio Direttivo dell’Associazione e della associazione tutta, e a loro esprimo il mio grazie e l’augurio di proseguire con la stessa tenacia e intraprendenza, ad meliora et maiora. (PM)


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Nel dicembre del 2015 è nata, come prima realtà sul territorio nazionale per la specifica tematica, l’Associazione Lyme Italia e Coinfezioni grazie alla volontà di un gruppo eterogeneo di persone entrate in contatto con la Malattia di Lyme, o perché contratta direttamente, o perché familiari di malati, oppure ancora perché professionisti sanitari, come medici e veterinari.

Il bisogno di conoscere meglio la Malattia di Lyme e i luoghi dove curarsi, ha portato i malati a unirsi per scambiare esperienze, consigli e idee. Quando si riceve la diagnosi di questa malattia, infatti, si vuole naturalmente vincere l’isolamento e sorge spontaneo il bisogno di condividere il percorso, spesso molto difficile, della diagnosi e, in un secondo momento, quello altrettanto faticoso della terapia.

Obiettivo dell’Associazione è la diffusione della conoscenza della Malattia di Lyme che, nonostante sia classificata come patologia rara, ha visto negli ultimi anni un significativo aumento di casi anche nel nostro Paese, incremento favorito dai cambiamenti climatici e da un sempre più intenso utilizzo del suolo.

È quindi sempre più importante che la cittadinanza conosca come prevenire questa malattia e possa essere supportata una volta eventualmente contratta, ma è ancor più rilevante che il personale sanitario sia in grado di identificare i sintomi di questa patologia difficile da diagnosticare e che, se non riconosciuta tempestivamente, comporta conseguenze spesso gravi e invalidanti sul decorso clinico.

Come Associazione ci impegniamo a:

  • realizzare campagne di informazione sui media e organizzare convegni, incontri, … rivolti sia alla popolazione sia al personale sanitario, per suscitare una maggiore consapevolezza della Malattia di Lyme e di altre Coinfezioni a essa correlate, ma anche per rendere abituali pratiche di prevenzione efficaci e pervasive;
  • supportare i malati e le loro famiglie nell’ottenimento di una corretta diagnosi e nel rivolgersi alle professionalità sanitarie più competenti e ai centri di cura all’avanguardia;
  • sottoscrivere partnership con Enti e Istituzioni di quei Paesi dove la Malattia di Lyme e le altre Coinfezioni sono trattate da più tempo, adottando protocolli di cura ancora non praticati in Italia;
  • promuovere il riconoscimento sociale e istituzionale della Malattia di Lyme nel nostro Paese, affinché siano garantiti il diritto al lavoro, all’istruzione e all’assistenza psicologica dei malati;
  • promuovere campagne di fundraising per sostenere la ricerca scientifica sulla Malattia di Lyme e sulle patologie correlate;
  • informare costantemente sui progressi scientifici raggiunti in Italia e all’estero in merito a questa malattia e divulgare i risultati conseguiti dalla ricerca.

Associazione Lyme Italia e Coinfezioni: si è costituita a Milano con atto notarile nel dicembre 2015 ed è iscritta al Registro Regionale del Volontariato della Lombardia, sezione Provincia Monza e Brianza n. 86/2016 Onlus (Organizzazione non lucrativa di utilità sociale).

Associazione Lyme Italia e Coinfezione ha i seguenti partner istituzionali:


In settembre 2016, durante la “notte Europea dei ricercatori” svoltasi a Torino, (iniziativa promossa e co-finanziata dalla Commissione Europea all’interno del Programma Quadro europeo per la Ricerca e l’Innovazione Horizon 2020) l’associazione ha partecipato come ospite nel “banchetto” dell’Istituto Zooprofilattico del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, promuovendo in questo modo la conoscenza della stessa e l’informazione della malattia.

In aprile 2017 si è realizzata una campagna di informazione “pensata” per le scuole superiori. Questo progetto è stato realizzato in Piemonte grazie all’importante contributo dell’Istituto Zooprofilattico del Piemonte, Val d’Aosta e Liguria che ha supportato questa azione fornendo il personale formato e qualificato su questa tematica, inserendosi in quella che è l’alternanza scuola-lavoro per le scuole superiori di secondo grado.

Si è realizzata la Brochure prevenzione “Perché fare attenzione alle zecche” con la collaborazione degli Istituti Zooprofillatici del nord Italia, IZTO Istituto Zooprofilattico sperimentale del Piemonte, Liguria e Val D’Aosta, IZSLER Istituto Zooprofilattico sperimentale della Lombardia,  Emilia Romagna, IZSVE Istituto Zooprofillatico delle Venezie, Veneto e Friuli Venezia Giulia.

In maggio 2017 Associazione Lyme Italia e coinfezioni ha organizzato con GISML – Gruppo di Studio per la Malattia di Lyme,  il V° Congresso Nazionale sulla Malattia di Lyme tenutosi il 27 maggio a Venezia che ha visto l’apprezzato intervento anche del Dr. R. I. Horowitz (U.S.A.) e del professor Luc Montagnier (premio Nobel per la medicina 2008).

In data 26 giugno 2017, L’Associazione ha aderito al GISML – Gruppo di Studio per la Malattia di Lyme.

In data 27 luglio 2017 l’Associazione Lyme ha partecipato alla conferenza di presentazione del III Rapporto MonitoRARE – Camera dei Deputati – Roma Montecitorio. La collaborazione con Alleanza Malattie Rare è proseguita con la partecipazione all’incontro del 9 novembre 2017.

In dicembre 2017 ha aderito ad Uniamo – Federazione Italiana malattie Rare – Onlus.

In seguito a una raccolta fondi organizzata nel 2015 con i nostri associati, sono stati acquistati in ottobre 2017 alcuni kit diagnostici, poi donati all’Università di Trieste per condurre uno studio pilota di ricerca di particolari autoanticorpi nel siero di circa 30 soggetti con malattia di Lyme, nei suoi diversi stadi, e con sindrome da malattia di Lyme post-trattamento. Lo scopo della ricerca è quello di identificare nuovi marcatori biologici. È stato già pubblicato – su questo argomento – un articolo sulla rivista scientifica Medical Hypotheses (numero di gennaio 2018), dal titolo: “Autoimmunity against a glycolytic enzyme as a possible cause for persistent symptoms in Lyme disease“.

Grazie alle donazioni dei nostri associati e alla collaborazione della Clinica Dermatologica di Trieste, diretta dal Prof. Giusto Trevisan, si è finanziato un progetto per inviare un medico che lavora presso l’Ospedale Maggiore di Trieste per svolgere un training presso la clinica diretta dal Dr. R.I. Horowitz (USA). Titolo del progetto: ”TREATING  RESISTANT LYME AND CHRONIC DISEASE”. Il training si è svolto nel mese di dicembre 2017. Seguirà uno studio su un campione di pazienti affetti da Lyme cronica.

L’associazione si è mossa per diffondere nelle scuole la conoscenza della malattia di Lyme. Il progetto, sebbene poco visibile, coinvolge anche per l’anno scolastico 2017-2018 diverse centinaia di ragazzi degli Istituti d’istruzione superiore di secondo grado della Regione Piemonte. Diffusione di conoscenza, informazione e formazione sono i nodi principali per un’adeguata prevenzione, fattore importantissimo, visti i limiti diagnostici e terapeutici attuali.

Il focus è comunque un insieme più ampio rispetto alle persone affette da malattia di Lyme: giuridicamente l’associazione è un’organizzazione di volontariato, lo stakeholder è tutta la popolazione e non solo il malato.

Monza 1 gennaio 2018

Il Consiglio direttivo di Associazione Lyme Italia e Coinfezioni

 


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We finally have the technology

We finally have the technology

I have always loved this speech from the movie Armageddon (see video below), but now I realize that there is an interesting parallelism between this sci-fi movie and what we are living right now with the quest for the solution of ME/CFS and related diseases. Just as the US president says in the movie (where a menacing asteroid is travelling toward the Earth), for the first time in the history of the planet we have the technology to understand what is going on in the bodies and in the brains of ME patients and hopefully the tools to end this tragic loss of lives. And just as it happens in the movie, we have to join our efforts in order to fight this global threat.

Mark Davis and the search for the universal immune test

Mark Davis and the search for the universal immune test

1. Introduction

These are some notes about the talk that Mark Davis gave during the Community Symposium held in August at Stanford (video). I will introduce some basic notions about T cell receptors (TCR) in paragraphs 2, 3, 4, and 5. Paragraphs 6 is a description of an innovative technology developed by Mark Davis and his colleagues, based on information gathered from the video itself and three research papers published by Davis and others in the last 4 years. This background should be hopefully enough to allow a good understanding of the exciting pilot data presented by Mark Davis on T cell activity in ME/CFS (paragraph 7), and in chronic Lyme (paragraph 8), and to realize why this technology promises to be some sort of universal test for any kind of infectious and autoimmune diseases, known or unknown.

2. T cells

T cells are a type of leukocytes (also known as white blood cells), the cellular component of our immune system. Most of our circulating T cells are represented by T helper cells (Th cells) and cytotoxic T lymphocytes (CTL). While the function of Th cells is to regulate the activity of other leukocytes through the production of a wide range of chemicals (cytokines), CTLs are directly involved in the killing of host cells infected by pathogens. T cells belong to the adaptive arm of the immune system, along with B cells (the factories of antibodies), and as such, they are meant to provide a defence tailored to specific pathogens: our immune system can provide not only antibodies specific for a given pathogen but also specific T cells (both Th cells and CTLs). The innate arm of the immune system (which includes natural killer cells, macrophages, dendritic cells, mast cells…) on the other hand can provide only a one-fits-all type of defense, which represents the first line of immune response, during an infection.

3. T cell receptor

T cells search for their specific pathogens thanks to a molecule expressed on their surface, called T cell receptor (TCR). In figure 1 you can see a schematic representation of the TCR and of the mechanism by which T cells recognize their targets. Antigens (proteins) from pathogens are presented to T cells by other cells of our body: they are displayed on molecules called major histocompatibility complex (MHC), expressed on the outer membrane; if the antigen fits the TCR of a specific T cell, then this T cell is activated and proliferates (clonal expansion). The two chains (α and β) are assembled using the transcription of gene segments with several copies each: in other words, TCRs are assembled with peptides chosen randomly within a set of several possible choices. This leads to a repertoire of 10^15 possible different TCRs (Mason DA 1998). Each T cell displays only one type of TCR.

TCR
Figure 1. Upper half. Th cells and CTLs share the same TCR: in both cases this molecule is the assembly of two peptides (chain α and chain β), but while the TCR of Th cells (on the right) is expressed next to the molecule CD4 (which binds to class II MHC), the TCR of CTL is associated with the molecule CD8 (on the left), which is specific for MHC I. Black bars represent four chains (a complex called CD3) that are involved in the signaling of the TCR with the nucleus of the cell (by Paolo Maccallini). Lower half. A beautiful structural representation of the TCR, bound to the peptide-MHC complex (pMHC), from (Gonzàlez PA et al. 2013). In green the peptide, in blue the β chain, in dark green the α chain. CDRs (complementarity determining regions, orange) are composed of those residues of the α and β chains that directly bind the pMHC.

4. T helper cells

Th cells can recognize only antigens presented by class II MHC: this class of MHC is expressed on the outer membrane of some leukocytes, mainly dendritic cells, B cells, and macrophages (referred to as antigen presenting cells, APCs). MHC II engages the TCR of Th cells thanks to peptide CD4 (expressed exclusively by Th cells). The antigen presented by MHC II is a peptide with a length of 13-17 amino acids (Rudensky, et al., 1991) (figure 2).

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Figure 2. The TCR expressed by a Th cell binds an epitope presented by a class II MHC expressed on the plasma membrane of an APC. Chains α and β of MHC II are also represented (by Paolo Maccallini).

5. Cytotoxic T lymphocytes

TCRs expressed by CTLs can bind only antigens displayed by class I MHC, which can be found on the outer membrane of any cell of our body. CD8 is the molecule that makes the TCR expressed by CTLs specific for MHC I. While antigens presented by APCs belongs to pathogens that have been collected on the battlefield of the infection, peptides displayed by class I MHC of a specific cell belong to pathogens that have entered the cell itself, therefore they are the proof of an ongoing intracellular infection (figure 3). When a CTL recognizes an antigen that fits its TCR, then the CTL induces apoptosis (programmed death) of the cell that displays it. Antigens presented by MHC I are peptides in the range of 8 to 10 amino acids (Stern, et al., 1994).

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Figure 3. An infected cell displays a viral antigen on its MHC I. The TCR of a CTL binds this peptide and send a signal to the nucleus of the CTL itself, that responds with the induction of apoptosis (releasing granzymes, for instance) of the infected cell (by Paolo Maccallini).  

6. The universal immune testing

In his talk, Mark Davis presents an overview of some basic concepts about the immune system, before introducing his exciting new data about ME/CFS and post-treatment Lyme disease syndrome (PTLDS, also known as chronic Lyme). But he also describes a few details of a complex new assay that is theoretically able to read all the information packed in the repertoire of TCRs present – in a given moment – in the blood of a human being. As such, this test – that I have named the universal immune testing – seems to have the potential to determine if a given patient has an ongoing infection (and the exact pathogen) or an autoimmune disease (and the exact autoantigen, i.e. the tissue attached by the immune system). To my understanding, this assay requires three steps, described in the following sections.

6.1. First step: TCR sequencing

As said in paragraph 3, when T cells encounter their specific peptide presented by MHC, they proliferate so that in blood of patients with an ongoing infection (or with a reaction against self, i.e. autoimmunity) we can find several copies of T cells expressing the same TCR: while in healthy controls about 10% of total CD8 T cells is represented by clones of a few different T cells (figure 4, first line), in early Lyme disease – an example of active infection – and in multiple sclerosis (MS) – an example of autoimmune disease – we have a massive clonation of a few lines of CTLs (figure 5, second and third line, respectively). The first step of the universal immune testing is represented by the identification of the exact sequence of TCRs expressed by T cells in blood, as reported in (Han A et al. 2014) where it is described how to sequence genes for the α and the β chain of a given T cell. This approach allows to build graphs of the kind in figure 4, and therefore to determine whether the patient has an abnormal ongoing T cell activity or not. If a clonal expansion is found, then we can speculate that either an active infection is present or some sort of autoimmune condition.

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Figure 4. Each circle represents a patient. In the first line, we have four healthy controls, with no clonal expansion of CD8 T cells (the first one, left) or with only a low-level clonal expansion (slices in blue, white, and grey). In the second line, we have four patients with active Lyme disease (early Lyme) and all of them present a massive expansion of only three different T cells (slices in red, blue and orange). In the third line, we have four MS patient with most of their CD8 T cells represented by clones of a bunch of T cells. From the talk by Mark Davis.

6.2. Second step: TCR clustering

Mark Davis and his group have been able to code a software that allows to identify TCRs that share the same antigen, either within an individual or across different donors. This algorithm has been termed GLIPH (grouping of lymphocyte interaction by paratope hotspots) and has been found capable – for instance – to cluster T CD4 cell receptors from 22 subjects with latent M. tuberculosis infection into 16 distinct groups, each of which comprises TCRs from at least 3 different donors (Glanville J et al. 2017). Five of these groups are reported in figure 5. The idea here is that TCRs that belong to the same cluster, react to the same peptide-MHC complex (pMHC).

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Figure 5. Five group of TCRs from 22 different donors with latent tuberculosis, clustered by GLIPH. The first column on the left has TCRs IDs, the second one reports donors IDs. Complementarity determining regions (CDR) for the β and the α chains are reported in the third and fifth column, respectively. From (Glanville J et al. 2017).

6.3. Third step: quest for the epitope(s)

As we have seen, this new technology allows to recognize if T cell clonal expansion is an issue in a given patient, by sequencing TCRs from his peripheral blood. It also allows to cluster TCRs either within an individual or across different patients. The next step is to identify what kind of antigen(s) each cluster of TCRs reacts to. In fact, if we could recognize these antigens in a group of patients with similar symptoms, with T cell clonal expansion and similar TCRs, we would be able to understand whether their immune system is fighting a pathogen (and to identify the pathogen) or if it is attacking host tissues and, if that was the case, to identify what tissue. As mentioned, the number of possible TCR gene rearrangement is supposed to be about 10^15, but the number of possible Th cell epitope is about 20^15 which is more than 10^19. This implies that TCRs have to be cross-reactive to some extent, in order to recognize all possible peptides presented by MHCs (Mason DA 1998). The exact extent of this cross-reactivity and the mechanism by which it is obtained has been elucidated by Mark Davis and his colleagues in a recent paper (Birnbaum ME et al. 2014) that gives us the third step of the universal immune testing. The aim of this phase is to take a given TCR and to find the repertoire of his specific antigens (as said, one TCR reacts to several antigens). In order to understand how this is possible let’s consider one of the experiments described in the paper mentioned above. The researchers considered two well-defined TCRs (named Ob.1A12 and Ob.2F3), cloned from a patient with MS and known to recognize peptide 85-99 (figure 6) of myelin basic protein (MBP) presented by HLA-DR15. They then prepared a set of yeast cells expressing HLA-DR15 molecules, each presenting a different peptide of 14 amino acids, with fixed residues only at position 1 and 4, where the peptide is anchored to MHC (figure 6, left). When copies of Ob.1A12 are added to this culture of yeast cells expressing pMHC complexes, they bind only some of them, and as you can see in the right half of figure 6, for each position of the epitopes bound by Ob.1A12, there is an amino acid that is more likely: for instance, the typical epitope of Ob.1A12 preferentially has alanine (A) at position -4, histidine (H) at position -3, arginine (R) at position -2, and so forth. As you can see, histidine (H) at position 2 and phenylalanine (F) at position 3 are obligate amino acids for a Ob.1A12 epitope.

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Figure 6. On the left: peptide 85-99 of myelin basic protein (first row) is known to be an epitope for Ob.1A12. At position 1 and 4 it has two residues that allow its binding to the MHC molecule. At position -2, -1, 2, 3, and 5 we find those residues that bind the TCR. The second row represents the generic epitope of the peptide library used to identify the degree of crossreactivity between all the possible Ob.1A12 specific epitopes. On the right: the likelihood of amino acids for each position of Ob.1A12 specific epitopes is represented by shades of violet. As you can see, histidine (H) at position 2 and phenylalanine (F) at position 3 are obligate amino acids for a Ob.1A12 epitope. From (Birnbaum ME et al. 2014).

The table on the right side of figure 6 is, in fact, a substitution matrix with dimension 14×20, a tool that can be used to scan the peptide database in order to find, among all the known peptides expressed by living creatures, all the possible Ob.1A12 specific epitopes. Substitution matrices are commonly used for the so-called peptide alignment, a technique that aims at the identification of similarities between peptides. These matrices are based on evolutionary considerations (Dayhoff, et al., 1978) or on the study of conserved regions in proteins (Henikoff, et al., 1992). But the search for specific epitopes of a given TCR requires (as we have seen here for Ob.1A12) a substitution matrix built ad hoc for that TCR: each TCR requires its own substitution matrix that is obtained adding clones of that TCR on a culture of yeast cells presenting a huge peptide library on their MHCs, and analyzing data from this experiment. So, quite a complex process! In the case of Ob.1A12, this process led to 2330 peptides (including MBP), while the Ob.2F3 specific substitution matrix found 4824 epitopes within the whole peptide database. These peptides included both non-human proteins (bacterial, viral…) and human peptides. For 33 of them (26 non human and 7 human proteins), this group of researchers performed a test in order to directly verify the prediction: 25/26 of environmental peptides and 6/7 of the human peptides induced proliferation of T cells expressing Ob.1A12 and/or Ob.2F3, and this is a huge proof of the validity of this analysis! These 33 peptides are reported in figure 7. This is the last step of the universal immune testing, the one that from the TCR leads to the epitopes. As you have seen, a huge set of different peptides from different sources is linked to each single TCR, in other words, crossreactivity is an intrinsic property of TCR. This also means that lymphocyte transformation tests (LTTs), widely used in Europe for the detection of infections like Borrelia burgdorferi and others, bear a high risk of false-positive results and require a process of experimental and theoretical validation, that is currently lacking (see also this post on this issue).

Crossreactive epitopes.JPG
Figure 7. A set of 33 peptides (both human and environmental) predicted to be specific epitopes for both Ob.1A12 and Ob.2F3. From (Birnbaum ME et al. 2014).

We are now ready to fully appreciate the pilot data that Mark Davis presented at the Symposium on CD8 T cell clonal expansion in ME/CFS and in chronic Lyme.

7. We have a hit!

Mark Davis, along with Jacob Glanville and José Montoya, has sequenced TCRs from the peripheral blood of 50 ME/CFS patients and 49 controls (first step of the universal immune testing, remember?), then they have clustered them using the GLIPH algorithm (second step). They have found 28 clusters with more than 2500 similar sequences each, where each cluster collects multiple sequences from the same individual as well as (which is perhaps more important) sequences from different patients (figure 8). The cluster that I have circled in red, for instance, is a collection of more than 3000 similar TCRs. The presence of this wide clusters in ME/CFS patients, compared to healthy controls, represents an indirect proof of a specific T cell response to some common trigger in this group of patients, which might be a pathogen or a tissue of the body (or both).

Clustered TCR
Figure 8. In ME/CFS, TCRs sequences from 50 patients form 28 clusters with more than 2500 similar sequences, and this is clearly not the case in healthy controls. This point to some specific immune response to a pathogen or to a human tissue (or both). This slide is from the talk by Mark Davis.

Among these 50 ME/CFS patients, Davis and colleagues selected 6 patients with similar HLA genes (figure 9, left), 5 females among them, and studied their TCRs deeper. In the right half of figure 9, you can see for each patient the degree of CTL clonal expansion. Remember that in healthy controls only about 10% of CTLs is composed by clones of a few cells (figure 4, first raw), while here we see that about 50% of all CTLs is composed by clones. So, a “marked clonal expansion” of CD8 T cells, as Davis said.

ME subjects CD8
Figure 9. On the left: 6 MECFS patients with similar HLA genes have been selected. Patient ID is reported in the first column on the left, the second column indicates the age of each patient, the third indicates the gender, the fourth column is about exposure to cytomegalovirus, the third one is on MHC I genes. On the right: analysis of clonal expansion of CD8 T cells for each of the six patients. There is a marked clonal expansion (about 50%) compared to healthy controls (about 10%).

Sequences of α and β chains of TCRs from three of the six patients (patients L4-02, L4-10, and L3-20) are reported in figure 10 (I have verified that in fact these are sequences of α and β chains of human TCRs using them as query sequences in standard protein BLAST).

TCR epitope.png
Figure 10. Beta chains (first column) and respective α chains (fifth column) from 3 ME/CFS patients (L4-02, L4-10, and L3-20, last column).

So, we have seen so far the first two steps of the universal immune testing in ME. What about the third step? In his talk, Mark Davis didn’t present any particular epitope, he just showed a slide with what likely is the selection of the epitopes from the peptide library (see paragraph 6.3) by one of the TCRs reported in figure 10. This selection is reported in figure 11, but from that picture, it is not possible to gather any information about the identity of these epitopes. As you probably remember from paragraph 6.3, the analysis of the peptides selected by a TCR among the peptide library allows the identification of a substitution matrix that can be used to select all the possible epitopes of that specific TCR, from the peptide database. This last crucial step has to be performed yet, or it has been already performed, but Davis has not communicated the preliminary results during his talk. Recently new resources have been made available by Open Medicine Foundation, for this promising research to be further pursued, among other projects (R). The aim here, as already said, is to find the antigen that triggers this T cell response. As Mark Davis said, it might be an antigen from a specific pathogen (perhaps a common pathogen that comes and goes) that elicits an abnormal immune response which ends targeting some host tissue (microglia, for instance), thus leading to the kind of immune activation that has been recently reported by Mark Davis himself and others in ME/CFS (Montoya JG et al. 2017). The idea of a common pathogen triggering a pathologic immune response is not new in medicine, and rheumatic fever (RF) is an example of such a disease: RF is an autoimmune disease that attacks heart, brain and joints and is generally triggered by a streptococcal throat infection (Marijon E et al. 2012). The other possible avenue is, of course, that of an ongoing infection of some kind, that has yet to be detected. As said (see par. 6.1), CD8 T cell clonal expansion is present in both acute infections (like early Lyme disease) and autoimmune diseases (like MS) (figure 4), so we have to wait for the antigen identification if we want to understand if the CTLs activity is against a pathogen and/or against a host tissue.

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Figure 11. In this picture, we can see the selection, through several rounds, of a bunch of peptides by a particular TCR from a ME patient. The selection takes place among a huge collection of peptides presented by HLA-A2 (MHC I) expressed by yeast cells. At each round the number of possible peptides is smaller.

8. Chronic Lyme does exist

It has probably been overlooked that in his talk, Mark Davis reported also very interesting data on post-treatment Lyme disease syndrome (PTLDS, also known as chronic Lyme disease). In particular, he found a marked clonal expansion in CD8 T cells of 4 PTLDS patients (about 40% of total CTLs) as reported in figure 12: consider that in this case, blue slices represent unique T cells, while all the other slices represent clones! All that has been said about CD8 clonal expansion in ME/CFS does apply in this case too: it might be the proof of an ongoing infection – perhaps the same B. burgdorferi, as suggested by several animal models (Embers ME et al. 2017), (Embers ME et al. 2012), (Hodzic E et al. 2008), (Yrjänäinen H et al. 2010) – or a coinfection (a virus?) or it could be the expression of an autoimmune reaction triggered by the initial infection. This has still to be discovered, running the complete universal immune testing, but what is already clear from figure 12 is that PTLDS is a real condition, with something really wrong going on within the immune response: chronic Lyme does exist.

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Figure 12. CD8 T cells clonal expansion in four chronic Lyme patients: there is a marked clonal expansion that stands for T cell activity against a pathogen or against host tissue.

9. Conclusions

Mark Davis and other researchers have developed a complex assay that is able to sequence TCRs from patients, cluster them into groups of TCRs that react to the same antigens, and discover the antigens that triggered that particular T cell response. This assay is a kind of universal immune testing that is theoretically able to recognize if a person (or a group of patients) presents an immune response against a pathogen or against one of his own tissues (or both). This approach has already given pilot data on an ongoing CD8 T cell activity in ME/CFS patients and in chronic Lyme patients and will hopefully identify the trigger of this immune response in the near future. Whether ME/CFS is an ongoing infection, an autoimmune disease or both, the universal immune testing might be able to tell us. This new technology is for immunology, what whole genome sequencing is for genetics, or metabolomics is for molecular diseases: it doesn’t search for a particular pathogen or a particular autoimmune disease. No, it searches for all possible infections and immune disorders, even those that have yet to be discovered.


As mentioned, the Open Medicine Foundation is funding Mark Davis’ research, among other research projects. Please consider a donation to the Open Medicine Foundation: donate.

Conferme sulla esistenza della Lyme persistente

Conferme sulla esistenza della Lyme persistente

Monica Embers (Tulane University) pubblica due nuovi studi sul modello animale di Lyme tardiva (R), (R).

Dieci macachi (Macaca mulatta) sono stati infettati con B. burgdorferi. Dopo 5 mesi (Lyme tardiva) sono stati trattati con doxyciclina orale (5 mg/kg) per un mese. Dopo altri 8 mesi sono stati sacrificati e diversi campioni di tessuto sono stati sottoposti a svariate indagini che hanno dimostrato la presenza di fenomeni infiammatori (infiltrati linfocitari) in corrispondenza di rare spirochete (figura 1). Questo macaco condivide con gli esseri umani il 97.5% del DNA (R) ed è dunque presumibilmente un buon modello animale di malattia di Lyme.

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Figura 1. Presenza di spirochete residue negli animali trattati, localizzate nel neuropilo cerebrale (regione compresa tra i corpi cellulari dei neuroni) (F), nel tronco encefalico (G) e in un nervo periferico della gamba (K).

Lo studio dimostra anche la esistenza di una infezione residua in due esemplari sieronegativi, confermando la nozione secondo la quale la sierologia può essere poco sensibile non solo nella fase iniziale (cosa ben nota e riconosciuta), ma anche nella fase tardiva della infezione (figura2). Si evince anche che la risposta immunitaria al C6, a volte usata come test di primo livello, non rimane positiva in tutti i casi di infezione persistente.

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Figura 2. Sopra la risposta anticorpale alle principali proteine immunogeniche di B.b. in 4 dei 10 individui studiati. Sotto il risultato di alcune indagini negli stessi individui. In rosso un individuo che risulta positivo al test della xenodiagnosi, ma è tuttavia sieronegativo. In verde un individuo che perde la sua risposta immunitaria nel tempo, pur essendo positivo alla xenodiagnosi. In blu un individuo che perde la risposta al C6, pur essendo positivo a diversi test diretti.

Secondo gli autori, questi dati suggeriscono che i sintomi cronici della malattia di Lyme siano dovuti alla sopravvivenza di alcuni esemplari di Borrelia in vari tessuti. Lo studio conferma un lavoro precedente dello stesso gruppo, sullo stesso modello animale (Embers, 2012). Risultati analoghi sono stati riportati in altri modelli animali (Hodzic, E et al. 2008), (Yrjänäinen, 2010).

Riflessioni sulla malattia di Lyme

Riflessioni sulla malattia di Lyme

Mi è stato chiesto di scrivere due righe che potessero sintetizzare quali sono i problemi attuali nella malattia di Lyme e quali dovrebbero essere i campi di intervento per migliorare la situazione. Questi argomenti sono trattati nel blog, con un ampio corredo bibliografico. Ma volendo sintetizzare, ciò che segue è quello che penso.

“Il problema maggiore nella malattia di Lyme attualmente è quello rappresentato dai pazienti con sintomi cronici. Per questo gruppo di pazienti (che ricade sotto la entità nosografica denominata post-treatment Lyme disease syndrome, PTLDS) non esistono terapie approvate, in nessuna nazione europea e – a quanto ne so – nel mondo.

I pazienti sono da un lato sminuiti nella loro sofferenza da medici che negano l’obiettività dei sintomi cronici e dall’altro sono oggetto di vere e proprie truffe da parte di cliniche private che offrono test privi di validazione scientifica e terapie di efficacia non dimostrata e potenzialmente dannose.

Non è nota la causa della persistenza dei sintomi dopo le terapie raccomandate e le ipotesi considerate sono: persistenza della infezione, presenza di altri agenti patogeni non identificati e non trattati, disfunzioni immunitarie, danni residui ai tessuti, danno al microbiota. Nessuna di queste ipotesi è stata dimostrata in modo convincente.

Penso sia un dovere occuparci di questi pazienti, fino ad oggi completamente trascurati dalla medicina e rifiutati dal sistema sanitario. Sarebbe auspicabile una strategia di ricerca aggressiva che investighi i seguenti punti:

  • lo sviluppo di un test per la infezione attiva da Borrelia burgdorferi;
  • la ricerca della eziologia dei sintomi cronici, attraverso indagini immunologiche, metabolomiche, metagenomiche, genomiche, proteomiche, di espressione genica, di brain imaging etc;
  • trial clinici con terapie innovative per la fase cronica;
  • studi di microbiologia sul fenomeno della persistenza batterica, ormai ampiamente documentato in vitro nel caso di Borrelia burgdorferi (R);
  • studi di neuroimmunologia che approfondiscano il dato riportato in due ricerche di ampio respiro, secondo il quale il 50% di questi pazienti presentano anticorpi contro il sistema nervoso centrale e periferico (R).

Studi su questi ambiti sono già in corso negli USA, ma date le specificità europee dell’agente patogeno e delle manifestazioni cliniche, è possibile che i risultati ottenuti nel Nuovo Mondo non siano del tutto applicabili ai pazienti europei ed è pertanto necessario che le nostre università conducano le proprie investigazioni. Non ci si può adagiare sui risultati prodotti oltreoceano.

Bisogna incoraggiare i giovani ricercatori a scegliere questo campo per la loro carriera, presentando la malattia cronica come un problema insoluto e difficile da risolvere, ma affascinante in quanto interdisciplinare, a cavallo tra la microbiologia, l’immunologia, le neuroscienze, lo studio del metabolismo, la ingegneria degli strumenti diagnostici, la bioinformatica etc. Si deve inoltre sottolineare che lo studio di questa condizione cronica potrebbe avere ricadute positive su altre malattie, come ad esempio quelle neuroimmuni, con prospettive di grandi benefici per la collettività, che possono esulare dall’ambito della PTLDS.”

OMF: Ampliare La Cooperazione Per Sostenere La Ricerca Notiziario di Ottobre

OMF: Ampliare La Cooperazione Per Sostenere La Ricerca  Notiziario di Ottobre


Il Giving Tuesday sta per Cominciare

Siamo entusiasti di annunciare che celebreremo ancora una volta il #GivingTuesday (“il martedì della donazione”) attraverso la triplicazione delle donazioni fatte a favore della OMF. Jack e Dilla Cosgrove e la loro famiglia hanno generosamente messo a disposizione 100,000 dollari per triplicare il tuo contributo a favore della ricerca.

Se doni 250 euro, la famiglia Cosgrove aggiungerà 750 euro, e il tuo contributo sarà di 1000 euro. WOW!

Siamo estremamente grati alla famiglia Cosgrove e ti incoraggiamo a partecipare alla nostra campagna Triple Giving Tuesday. La campagna inizierà martedì 17 ottobre e continuerà fino a martedì 28 novembre. (Foto Jack Cosgrove, Dilla Cosgrove, Jill Von Ebers, Chris Quinn, Linda Tannenbaum)

Il Giving Tuesday è diventata la più grande giornata filantropica del mondo. La Open Medicine Foundation (OMF) celebrerà ancora una volta questo evento internazionale attraverso le iniziative #TripleTuesdayOMF #GivingMEday #UnselfieME.


La OMF Rafforza i Suoi Legami Internazionali

Il tour mondiale di End ME/CFS ha posto le basi per molte nuove collaborazioni a livello internazionale. Siamo entusiasti di annunciare che con l’aiuto di una squadra di 35 traduttori volontari, la OMF potrà presto condividere notizie e comunicati nelle seguenti lingue.

  • Bengalese
  • Croato
  • Ceco
  • Olandese
  • Francese
  • Tedesco
  • Italiano
  • Giapponese
  • Norvegese
  • Polacco
  • Portoghese
  • Serbo
  • Spagnolo
  • Svedese

Abbiamo aggiunto al nostro sito internet una nuova sezione dedicata alle traduzioni in modo da renderle più facili da consultare. Vi invitiamo a condividerle con i vostri familiari e con gli amici in giro per il mondo.


Il Tour Mondiale di End ME/CFS Continua con Nuove Collaborazioni

Linda Tannenbaum è stata una grande sostenitrice di Jennifer Brea fin da quando lei iniziò la sua straordinaria attività volta a favorire la coesione della comunità di pazienti e a sostenerla, attraverso la costituzione di #MEAction. E ora siamo felici di annunciare che la nostra collaborazione è ancora più stretta.

La OMF è ora partner ufficiale della campagna di impatto globale Time for Unrest, il cui obiettivo è quello di sensibilizzare, aumentare la ricerca, l’educazione e i finanziamenti a favore della ME. La campagna affianca il pluripremiato documentario Unrest, diretto da Jennifer Brea. Da quando ci unimmo a Jen per il debutto del suo film al Festival Cinematografico Sundance, l’abbiamo affiancata in numerose proiezioni. Siamo lieti di includere Unrest in alcune delle prossime tappe del Tour Mondiale. (*Questi eventi comprenderanno la proiezione di Unrest. **Domande e risposte con Ron Davis, dr.ssa Janet Dafoe e Ashley Haugen dopo la proiezione di Unrest.)

Visitate il sito internet del film Unrest per consultare il calendario completo delle proiezioni e delle sessioni di domande e risposte, e visitate il nostro sito internet per scoprire le nuove tappe del Tour Mondiale.

2 ottobre** – Menlo Park, CA

2 ottobre * – Santa Monica, CA (dibattito con Jen Brea)

15 ottobre* – Dana Point, CA

1 novembre – New York, NY

4 novembre – Boston, MA

11 novembre* – Fullerton, CA

11 febbraio – Los Angeles, CA


Grazie per aver partecipato alla campagna Coins For A Cure. Non vediamo l’ora di ricevere le vostre donazioni. Unisciti al Team della OMF organizzando degli eventi per la raccolta fondi. Siamo entusiasti di ricevere donazioni di qualunque dimensione. — Qualunque donazione aiuta ad accelerare la ricerca.


Ritorno a Scuola – Aiutiamo i Nostri Ragazzi a Farcela

Sono disponibili nuovi strumenti per aiutare genitori e ragazzi a gestire le sfide relative alla scuola. Aiutaci a rendere più facile il rientro a scuola per i bambini affetti dalla ME/CFS. Ringraziamo ancora una volta Faith Newton, PhD, della Università Statale di Delaware, per aver creato strumenti così utili per aiutare i nostri ragazzi.

Genitori: Vi invitiamo a visionare questo materiale, stamparlo e condividerlo nella scuola frequentata dai vostri figli.


Un Messaggio dalla nostra CEO/Presidente

Una delle principali vocazioni della OMF è quella di informare e coinvolgere i pazienti nella ricerca. Il nostro recente Simposio Collettivo è stato un perfetto esempio di questo. Abbiamo riunito e informato migliaia di persone di tutto il mondo attraverso la trasmissione in diretta e il video Youtube. Continueremo a seguire il paradigma del Simposio per mantenervi informati.

Siamo consapevoli che lavorando come una comunità coesa siamo più forti. Siamo ansiosi di perseguire i nostri obiettivi di ricerca avendo voi al nostro fianco.

Uniti nella speranza,


Linda Tannenbaum
CEO/Presidente
Linda@omf.ngo

I nostri obiettivi:

  • Accelerare la ricerca più innovativa sulla ME/CFS e su malattie croniche e complesse correlate;
  • Supportare la ricerca scientifica collaborativa per scoprire le cause molecolari, individuare trattamenti efficaci, marcatori diagnostici, strategie di prevenzione e di cura.
  • Comunicare con i pazienti, coinvolgerli e informarli.
  • Aiutare a guidare e sostenere la collaborazione a livello globale.

Se desideri ricevere i notiziari della OMF in italiano direttamente nella tua casella di posta elettronica, registrati assicurandoti di includere la tua nazionalità. Troverai comunque tutte le traduzioni in italiano dei notiziari nel nostro sito internet. Se scrivi alla OMF, ti preghiamo di farlo in inglese.

Per ulteriori informazioni: www.omf.ngo. Contattaci: info@omf.ngo. Registrati alla nostra newsletter. Seguici su Twitter. Metti mi piace su Facebook. Dona per sostenere la ricerca.

La OMF ringrazia Paolo Maccallini per la presente traduzione in italiano.

 

Babesiosi

Babesiosi

La babesiosi umana è causata da protozoi del genere Babesia che vivono negli eritrociti. In Europa la babesiosi è trasmessa principalmente da Ixodes ricinus, la stessa zecca che trasmette la malattia di Lyme. E’ teoricamente possibile la trasmissione attraverso trasfusioni. Secondo alcuni studi la contemporanea trasmissione di Babesia e Borrelia rende peggiore e più lungo il decorso della malattia di Lyme. I sintomi della babesioisi sono sintomi influenzali, mialgie, disturbi gastro-intestinali  (Stinco G. et Bergamo S. 2016). Le principali specie patogene in Europa sono Babesia divergens, B. venatorum, B. microti (ECDC). I test per Babesia possono essere eseguiti nei centri indicati qui di seguito.

  • Esame diretto presso il Policlinico San Matteo, Pavia. Si tratta dell’esame al microscopio dello “striscio” di sangue. Questo test permette la diagnosi nella fase acuta della infezione.
  • Ricerca del DNA presso l’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria, Verona. Purtroppo questo esame è disponibile solo per la specie B. microti. Non è nota la cross-reattività per le altre specie europee, ma non è da escludere.
  • Sierologia presso l’Azienda Ospedaliera di Padova. La sierologia viene eseguita solo per la specie B. microti. Non è nota la cross-reattività per le altre specie europee, ma non è da escludere.