Riflessioni sulla malattia di Lyme

Riflessioni sulla malattia di Lyme

Mi è stato chiesto di scrivere due righe che potessero sintetizzare quali sono i problemi attuali nella malattia di Lyme e quali dovrebbero essere i campi di intervento per migliorare la situazione. Questi argomenti sono trattati nel blog, con un ampio corredo bibliografico. Ma volendo sintetizzare, ciò che segue è quello che penso.

“Il problema maggiore nella malattia di Lyme attualmente è quello rappresentato dai pazienti con sintomi cronici. Per questo gruppo di pazienti (che ricade sotto la entità nosografica denominata post-treatment Lyme disease syndrome, PTLDS) non esistono terapie approvate, in nessuna nazione europea e – a quanto ne so – nel mondo.

I pazienti sono da un lato sminuiti nella loro sofferenza da medici che negano l’obiettività dei sintomi cronici e dall’altro sono oggetto di vere e proprie truffe da parte di cliniche private che offrono test privi di validazione scientifica e terapie di efficacia non dimostrata e potenzialmente dannose.

Non è nota la causa della persistenza dei sintomi dopo le terapie raccomandate e le ipotesi considerate sono: persistenza della infezione, presenza di altri agenti patogeni non identificati e non trattati, disfunzioni immunitarie, danni residui ai tessuti, danno al microbiota. Nessuna di queste ipotesi è stata dimostrata in modo convincente.

Penso sia un dovere occuparci di questi pazienti, fino ad oggi completamente trascurati dalla medicina e rifiutati dal sistema sanitario. Sarebbe auspicabile una strategia di ricerca aggressiva che investighi i seguenti punti:

  • lo sviluppo di un test per la infezione attiva da Borrelia burgdorferi;
  • la ricerca della eziologia dei sintomi cronici, attraverso indagini immunologiche, metabolomiche, metagenomiche, genomiche, proteomiche, di espressione genica, di brain imaging etc;
  • trial clinici con terapie innovative per la fase cronica;
  • studi di microbiologia sul fenomeno della persistenza batterica, ormai ampiamente documentato in vitro nel caso di Borrelia burgdorferi (R);
  • studi di neuroimmunologia che approfondiscano il dato riportato in due ricerche di ampio respiro, secondo il quale il 50% di questi pazienti presentano anticorpi contro il sistema nervoso centrale e periferico (R).

Studi su questi ambiti sono già in corso negli USA, ma date le specificità europee dell’agente patogeno e delle manifestazioni cliniche, è possibile che i risultati ottenuti nel Nuovo Mondo non siano del tutto applicabili ai pazienti europei ed è pertanto necessario che le nostre università conducano le proprie investigazioni. Non ci si può adagiare sui risultati prodotti oltreoceano.

Bisogna incoraggiare i giovani ricercatori a scegliere questo campo per la loro carriera, presentando la malattia cronica come un problema insoluto e difficile da risolvere, ma affascinante in quanto interdisciplinare, a cavallo tra la microbiologia, l’immunologia, le neuroscienze, lo studio del metabolismo, la ingegneria degli strumenti diagnostici, la bioinformatica etc. Si deve inoltre sottolineare che lo studio di questa condizione cronica potrebbe avere ricadute positive su altre malattie, come ad esempio quelle neuroimmuni, con prospettive di grandi benefici per la collettività, che possono esulare dall’ambito della PTLDS.”

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OMF: Ampliare La Cooperazione Per Sostenere La Ricerca Notiziario di Ottobre

OMF: Ampliare La Cooperazione Per Sostenere La Ricerca  Notiziario di Ottobre


Il Giving Tuesday sta per Cominciare

Siamo entusiasti di annunciare che celebreremo ancora una volta il #GivingTuesday (“il martedì della donazione”) attraverso la triplicazione delle donazioni fatte a favore della OMF. Jack e Dilla Cosgrove e la loro famiglia hanno generosamente messo a disposizione 100,000 dollari per triplicare il tuo contributo a favore della ricerca.

Se doni 250 euro, la famiglia Cosgrove aggiungerà 750 euro, e il tuo contributo sarà di 1000 euro. WOW!

Siamo estremamente grati alla famiglia Cosgrove e ti incoraggiamo a partecipare alla nostra campagna Triple Giving Tuesday. La campagna inizierà martedì 17 ottobre e continuerà fino a martedì 28 novembre. (Foto Jack Cosgrove, Dilla Cosgrove, Jill Von Ebers, Chris Quinn, Linda Tannenbaum)

Il Giving Tuesday è diventata la più grande giornata filantropica del mondo. La Open Medicine Foundation (OMF) celebrerà ancora una volta questo evento internazionale attraverso le iniziative #TripleTuesdayOMF #GivingMEday #UnselfieME.


La OMF Rafforza i Suoi Legami Internazionali

Il tour mondiale di End ME/CFS ha posto le basi per molte nuove collaborazioni a livello internazionale. Siamo entusiasti di annunciare che con l’aiuto di una squadra di 35 traduttori volontari, la OMF potrà presto condividere notizie e comunicati nelle seguenti lingue.

  • Bengalese
  • Croato
  • Ceco
  • Olandese
  • Francese
  • Tedesco
  • Italiano
  • Giapponese
  • Norvegese
  • Polacco
  • Portoghese
  • Serbo
  • Spagnolo
  • Svedese

Abbiamo aggiunto al nostro sito internet una nuova sezione dedicata alle traduzioni in modo da renderle più facili da consultare. Vi invitiamo a condividerle con i vostri familiari e con gli amici in giro per il mondo.


Il Tour Mondiale di End ME/CFS Continua con Nuove Collaborazioni

Linda Tannenbaum è stata una grande sostenitrice di Jennifer Brea fin da quando lei iniziò la sua straordinaria attività volta a favorire la coesione della comunità di pazienti e a sostenerla, attraverso la costituzione di #MEAction. E ora siamo felici di annunciare che la nostra collaborazione è ancora più stretta.

La OMF è ora partner ufficiale della campagna di impatto globale Time for Unrest, il cui obiettivo è quello di sensibilizzare, aumentare la ricerca, l’educazione e i finanziamenti a favore della ME. La campagna affianca il pluripremiato documentario Unrest, diretto da Jennifer Brea. Da quando ci unimmo a Jen per il debutto del suo film al Festival Cinematografico Sundance, l’abbiamo affiancata in numerose proiezioni. Siamo lieti di includere Unrest in alcune delle prossime tappe del Tour Mondiale. (*Questi eventi comprenderanno la proiezione di Unrest. **Domande e risposte con Ron Davis, dr.ssa Janet Dafoe e Ashley Haugen dopo la proiezione di Unrest.)

Visitate il sito internet del film Unrest per consultare il calendario completo delle proiezioni e delle sessioni di domande e risposte, e visitate il nostro sito internet per scoprire le nuove tappe del Tour Mondiale.

2 ottobre** – Menlo Park, CA

2 ottobre * – Santa Monica, CA (dibattito con Jen Brea)

15 ottobre* – Dana Point, CA

1 novembre – New York, NY

4 novembre – Boston, MA

11 novembre* – Fullerton, CA

11 febbraio – Los Angeles, CA


Grazie per aver partecipato alla campagna Coins For A Cure. Non vediamo l’ora di ricevere le vostre donazioni. Unisciti al Team della OMF organizzando degli eventi per la raccolta fondi. Siamo entusiasti di ricevere donazioni di qualunque dimensione. — Qualunque donazione aiuta ad accelerare la ricerca.


Ritorno a Scuola – Aiutiamo i Nostri Ragazzi a Farcela

Sono disponibili nuovi strumenti per aiutare genitori e ragazzi a gestire le sfide relative alla scuola. Aiutaci a rendere più facile il rientro a scuola per i bambini affetti dalla ME/CFS. Ringraziamo ancora una volta Faith Newton, PhD, della Università Statale di Delaware, per aver creato strumenti così utili per aiutare i nostri ragazzi.

Genitori: Vi invitiamo a visionare questo materiale, stamparlo e condividerlo nella scuola frequentata dai vostri figli.


Un Messaggio dalla nostra CEO/Presidente

Una delle principali vocazioni della OMF è quella di informare e coinvolgere i pazienti nella ricerca. Il nostro recente Simposio Collettivo è stato un perfetto esempio di questo. Abbiamo riunito e informato migliaia di persone di tutto il mondo attraverso la trasmissione in diretta e il video Youtube. Continueremo a seguire il paradigma del Simposio per mantenervi informati.

Siamo consapevoli che lavorando come una comunità coesa siamo più forti. Siamo ansiosi di perseguire i nostri obiettivi di ricerca avendo voi al nostro fianco.

Uniti nella speranza,


Linda Tannenbaum
CEO/Presidente
Linda@omf.ngo

I nostri obiettivi:

  • Accelerare la ricerca più innovativa sulla ME/CFS e su malattie croniche e complesse correlate;
  • Supportare la ricerca scientifica collaborativa per scoprire le cause molecolari, individuare trattamenti efficaci, marcatori diagnostici, strategie di prevenzione e di cura.
  • Comunicare con i pazienti, coinvolgerli e informarli.
  • Aiutare a guidare e sostenere la collaborazione a livello globale.

Se desideri ricevere i notiziari della OMF in italiano direttamente nella tua casella di posta elettronica, registrati assicurandoti di includere la tua nazionalità. Troverai comunque tutte le traduzioni in italiano dei notiziari nel nostro sito internet. Se scrivi alla OMF, ti preghiamo di farlo in inglese.

Per ulteriori informazioni: www.omf.ngo. Contattaci: info@omf.ngo. Registrati alla nostra newsletter. Seguici su Twitter. Metti mi piace su Facebook. Dona per sostenere la ricerca.

La OMF ringrazia Paolo Maccallini per la presente traduzione in italiano.

 

Babesiosi

Babesiosi

La babesiosi umana è causata da protozoi del genere Babesia che vivono negli eritrociti. In Europa la babesiosi è trasmessa principalmente da Ixodes ricinus, la stessa zecca che trasmette la malattia di Lyme. E’ teoricamente possibile la trasmissione attraverso trasfusioni. Secondo alcuni studi la contemporanea trasmissione di Babesia e Borrelia rende peggiore e più lungo il decorso della malattia di Lyme. I sintomi della babesioisi sono sintomi influenzali, mialgie, disturbi gastro-intestinali  (Stinco G. et Bergamo S. 2016). Le principali specie patogene in Europa sono Babesia divergens, B. venatorum, B. microti (ECDC). I test per Babesia possono essere eseguiti nei centri indicati qui di seguito.

  • Esame diretto presso il Policlinico San Matteo, Pavia. Si tratta dell’esame al microscopio dello “striscio” di sangue. Questo test permette la diagnosi nella fase acuta della infezione.
  • Ricerca del DNA presso l’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria, Verona. Purtroppo questo esame è disponibile solo per la specie B. microti. Non è nota la cross-reattività per le altre specie europee, ma non è da escludere.
  • Sierologia presso l’Azienda Ospedaliera di Padova. La sierologia viene eseguita solo per la specie B. microti. Non è nota la cross-reattività per le altre specie europee, ma non è da escludere.

Esami in Italia per ME/CFS, Lyme e POTS

Esami in Italia per ME/CFS, Lyme e POTS

In questa pagina troverete un elenco (in ordine alfabetico) di esami non comuni – eseguiti da ospedali pubblici – che sono di interesse per pazienti affetti da ME/CFS e Lyme e – più in generale – per chiunque stia seguendo un percorso di diagnosi differenziale per identificare la causa di sintomi quali fatica e deficit cognitivi. Per ogni esame è presente una breve descrizione, con riferimenti alla letteratura scientifica o ad articoli di questo blog. Questo elenco è stato costruito grazie al contributo di Margarita Bitetti, Claudia Mariotti, Marina Franco e altri pazienti. Chiunque volesse suggerirmi una aggiunta, mi scriva pure. Cerco esami eseguiti da ospedali pubblici italiani o europei. Non includo esami eseguiti da laboratori privati. Si nota anche che alcuni di questi esami potrebbero non essere più disponibili o essere stati cambiati dal momento in cui ho ricevuto l’informazione.


Babesia. La babesiosi umana è causata da protozoi del genere Babesia che vivono negli eritrociti. In Europa la babesiosi è trasmessa principalmente da Ixodes ricinus, la stessa zecca che trasmette la malattia di Lyme. E’ teoricamente possibile la trasmissione attraverso trasfusioni. Secondo alcuni studi la contemporanea trasmissione di Babesia e Borrelia rende peggiore e più lungo il decorso della malattia di Lyme. I sintomi della babesioisi sono sintomi influenzali, mialgie, disturbi gastro-intestinali  (Stinco G. et Bergamo S. 2016). Le principali specie patogene in Europa sono Babesia divergens, B. venatorum, B. microti (ECDC). I test per Babesia possono essere eseguiti nei centri indicati qui di seguito.

  • Esame diretto presso il Policlinico San Matteo, Pavia. Si tratta dell’esame al microscopio dello “striscio” di sangue. Questo test permette la diagnosi nella fase acuta della infezione.
  • Ricerca del DNA presso l’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria, Verona. Purtroppo questo esame è disponibile solo per la specie B. microti. Non è nota la cross-reattività per le altre specie europee, ma non è da escludere.
  • Sierologia presso l’Azienda Ospedaliera di Padova. La sierologia viene eseguita solo per la specie B. microti. Non è nota la cross-reattività per le altre specie europee, ma non è da escludere.

Borrelia burgdorferi. Si tratta dell’agente eziologico della Malattia di Lyme. Molti articoli del blog sono dedicati a questa patologia e l’elenco completo – dal più recente al più vecchio – può essere trovato qui. Ogni grande ospedale dovrebbe avere a disposizione un test sierologico per la malattia di Lyme, ovvero un test ELISA di primo livello e un western blot di conferma. Nel seguito segnalo alcuni test particolari.

  • Western blot presso l’Ospedale di Bolzano. Questo esame rileva IgM e IgG contro le seguenti proteine di superficie: P100, VlsE, p58, p41, p39, OspA, OspC (B. burgdorferi ss, B. afzelii, B. garinii, B. spielmanii), p18 (B. burgdorferi ss, B. afzelii, B. garinii, B. spielmanii, B. bavarensis).
  • Western blot presso l’Ospedale San Daniele del Friuli. Questo esame rileva le IgM contro: VlsE, p41, BmpA (p39), OspC (B. burgdorferi ss, B. afzelii, B. garinii). Rileva le IgG contro: VlsE (B. burgdorferi ss, B. afzelii, B. garinii), lipidi (B. burgdorferi ss, B. afzelii), p83, p41, BmpA (p39) OspC, p58, p21, p20, p19, p18.
  • Ricerca del DNA presso l’Ospedale Maggiore di Trieste. Questo esame rileva la presenza di un frammento del gene che codifica per la flagellina di Borrelia (Pauluzzi P, Bonin S et al. 2004). Una positività al test indica con buona probabilità una infezione attiva.
  • LTT Elispot presso la Struttura Complessa Microbiologia e Virologia dell’Ospedale Le Molinette di Torino. I test LTT in generale, e il test Elispot in particolare, misurano l’attività delle cellule T del paziente (ricavate da un prelievo di sangue) contro particolari agenti patogeni. Una introduzione agli studi su questo tipo di esame nella malattia di Lyme si trova in questo articolo del blog. Questi test non sono raccomandati dalle linee guida europee sulla malattia di Lyme e sono da ritenersi sperimentali. In particolare, esiste un rischio di falsi positivi e falsi negativi. Il rischio di falsi positivi sembra ancora più elevato in base alle recenti ricerche sul funzionamento delle cellule T, secondo le quali una cellula T generata contro un patogeno X può in realtà riconoscere numerosi altri patogeni. Le cellule T sarebbero cioè intrinsecamente plurivalenti e non specifiche, per ovviare alla scarsa varietà di cellule T che un essere umano può generare (Birnbaum ME et al. 2014). Su questo stesso argomento segnalo anche un altro articolo del blog.

Coxiella burnetii. Questo batterio intracellulare è l’agente eziologico delle Febbre Q, una zoonosi comune in Europa. Si trasmette prevalentemente per inalazione di particelle contaminate, attraverso consumo di latte non pastorizzato (Ledina D. et al. 2007). La febbre Q è diffusa anche in Italia, da Nord a Sud (Fenga C et al. 2015). Si ipotizza anche una trasmissione attraverso morso di Ixodes ricinus – lo stesso vettore della malattia di Lyme – ma ad oggi questa via di tasmissione non è stata dimostrata (Eldin C et al. 2017). Uno studio ha rilevato la presenza di C. burnetii nel 7% degli esemplari di Ixodes ricinus raccolti in un parco di Roma (Mancini F et al. 2014), si veda in proposito questo articolo del blog. In alcuni casi di Febbre Q, la malattia non si risolve, dando luogo a una condizione cronica denominata post-Q-fever fatigue syndrome (post-QFS), simile alla ME/CFS e ad alcuni casi di “Lyme cronica” (Ayers JG et al. 1998), (Hickie I et al. 2006), (Ledina D. et al. 2007). La cosa interessante è che degli studi indicano che alcuni di questi pazienti presentano una infezione persistente e possono trarre giovamento da cure specifiche per C. burnetii  (Arashima, Y et al. 2004), (Ledina D. et al. 2007). Lo stesso José Montoya (Stanford University) ha riportato casi aneddotici di miglioramento, grazie all’uso della doxiciclina (video, da 35:40). La questione resta comunque controversa.

  • Sierologia e ricerca del DNA per Coxiella burnetii presso l’Ospedale Lazzaro Spallanzani di Roma. Questi esami misurano rispettivamente la presenza di IgM/IgG e la presenza di DNA del batterio nel sangue periferico.

Citochine. Un recente studio della Columbia University ha misurato 51 citochine in 298 pazienti ME/CFS e in 348 controlli sani (sangue periferico), riportando un incremento significative di alcune di esse nei pazienti in cui la malattia durava da meno di 3 anni, e una riduzione significativa in tutti gli altri (Hornig M et al. 2015). Inoltre diversi studi hanno riportato un aumento del trasforming growth facor beta totale (TGF-β) (Bennett AL et al. 1997), (Peterson D et al. 1994), (Chao CC et al. 1991), (Montoya J et al. 2017) e del TGF-β 1 nei pazienti ME/CFS (White PD et al. 2004), (Kennedy G et al. 2004). Per approfondimenti rimando a questo articolo del blog.

  • Pannello delle citochine presso l’Azienda Ospedaliera di Padova. E’ possibile misurare il livello ematico delle seguenti citochine: interferone alfa, interleuchina 1 alfa, interleuchina 1 beta, interleuchina 2, interleuchina 4, interleuchina 6, interleuchina 8, TNF alfa, TGF-β 1.

Citotossicità spontanea delle Natural Killer. Una ridotta capacità delle NK di uccidere cellule invase da virus è stata dimostrata in più studi sulla ME/CFS. In particolare, ben 16 studi hanno dimostrato una ridotta citotossicità delle NK quando le cellule K562 siano usate come bersaglio (IOM, 2015). Uno dei primi articoli è quello di Caligiuri e colleghi del 1987  (Caligiuri et al., 1987). In seguito si poté chiarire che questa citotossicità difettosa risulta legata a una ridotta concentrazione intracellulare (nelle NK) di perforina (Maher et al., 2005), l’enzima che tanto le NK che le T CD8+ usano per indurre l’apopotosi delle cellule infette. Recentemente la disfunzione delle NK nella ME/CFS è stata collegata a un malfunzionamento dei canali di calcio transient receptor potential melastatin 3 (TRPM3) (Nguyen T et al. 2016). Si osserva comunque che la riduzione della citotossicità delle NK non è specifica della ME/CFS e si riscontra anche in altre patologie, come il lupus eritematoso sistemico e la sindrome di Sjögren (Struyf NG et al. 1990).

  • Misura della citotossicità spontanea delle NK presso il Policlinico Umberto I di Roma, UOC di Immunologia e Immunopatologia. In questo esame si msura la capacità delle NK (estratte dal sangue periferico del paziente) di uccidere cellule K562, in corrispondenza di 4 diluizioni diverse.

Ergospirometria in due giorni. Questo test si avvale dell’uso di una bicicletta fissa o di un tapis roulant su cui il paziente si esercita, mentre vengono misurati l’ossigeno e l’anidride carbonica che scambia con l’esterno (attraverso la bocca) e i parametri cardiaci. Lo scopo del test è principalmente quello di avere una misura della efficienza del sistema di produzione della energia del soggetto. Nei pazienti ME/CFS è stato possibile dimostrare che sebbene questo test dia risultati comparabili a quelli di persone sane sedentarie, se si ripete il test a distanza di 24 ore, si riscontra un difetto nel sistema aerobico di produzione della energia. In particolare, i pazienti usano meno ossigeno del normale per unità di potenza erogata (Vanness JM et al. 2007), (Vermullen RCW et al. 2010), (Snell CR et al. 2013). In alcuni casi il test viene anormale fin dal primo giorno. Questo test ha valore legale.

  • Ergospirometria in due giorni presso il Complesso Integrato Columbus, Policlinico Gemelli di Roma. Il test viene effettuato in due giorni consecutivi. Contattare il dr. Pistelli per la prenotazione.

Neuropatia delle piccole fibre. Le piccole fibre sono tratti del sistema nervoso periferico per lo più sprovvisti di guaina mielinica (fibre C). Innervano la pelle (fibre somatiche coinvolte nella percezione del dolore), gli organi, e sono anche coinvolte nella funzione del sistema nervoso autonomo (fibre autonomiche) (Devigili G et al. 2008).

Le piccole fibre del sistema nervoso autonomo sono tratti post-ganglionici tanto del ramo simpatico che del ramo parasimpatico. Le prime si dividono in piccole fibre simpatiche sudmotorie (coinvolte nella sudorazione e sono a trasmissione colinergica) e in piccole fibre simpatiche cardiache (regolano la frequenza e la pressione cardiaca e sono a trasmissione adrenergica); le seconde regolano la frequenza cardiaca e sono a trasmissione colinergica (Goodman BP 2007).

Il danno alle piccole fibre simpatiche sudomotorie si rileva con il quantitative sudomotor axon reflex test (QSART) che misura la fuoriuscita di sudore nei seguenti siti: avambraccio, fascia laterale prossimale della gamba, parte interna della gamba, piede (Goodman BP 2007).  Questo test è anormale in pazienti ME/CFS+POTS e in pazienti POTS non CFS (Okamoto LE et al. 2012).

Un altro modo di rilevare un danno alle piccole fibre è quello di misurare la loro densità nella pelle. A questo scopo si esegue una biopsia cutanea della profondità di 3 mm in due sedi: 10 cm sopra il malleolo e 10 cm sopra il ginocchio, e si esaminano le piccole fibre al microscopio. Si ottiene in questo modo la densità delle fibre nervose intra-epidermiche (IENFD): un valore <7/mm indica un danno (Goodman BP 2007). Non sono sicuro, ma credo che questo test misuri sopratutto danni alle fibre somatiche.

Un danno alle piccole fibre si riscontra in svariate patologie, tra cui diabete, Sjogren, ipotiroidismo, malattia celiaca e altre (Devigili G et al. 2008). Nella POTS si ha una prevalenza di neuropatia delle piccole fibre significativamente magguiore che nelle persone sane. In uno studio del 2013 il 37% dei pazienti POTS (9/24) presentava una biopsia cutanea anormale, contro lo 0% dei controlli sani (Gibbons CH et al. 2013).  Non esistono studi sulla prevalenza della neuropatia delle piccole fibre nella ME/CFS, ma la sovrapponibilità tra ME/CFS e POTS (Okamoto LE et al. 2012) nonché casi aneddotici (R) suggeriscono che un sottogruppo di pazienti ME/CFS possa essere portatore di questa malattia. Nella ME/CFS e nella POTS si può pensare che la neuropatia delle piccole fibre sia – almeno in parte e almeno in alcuni casi – la causa dei sintomi, più che una mera conseguenza (come succede invece nel diabete).

  • La biopsia cutanea per la misura della densità delle piccole fibre si esegue presso la UOC III Clinica Neurologica IRCCS, Istituto Besta di Milano (dr. Giuseppe Lauria Pinter).
  • La biopsia cutanea e i test di sudorazione vengono effettuati presso la Fondazione Salvatore Maugeri a Telese Terme (BN).

Risonanza magnetica spettroscopica. Un aumento del lattato nei ventricoli laterali nel cervello dei pazienti ME/CFS è stato riportato in almeno 2 studi (Mathew SJ et al. 2009), (Murrough JW et al. 2010). Il lattato è, insieme al piruvato, il prodotto finale della glicolisi (vedi questo post) e un suo aumento può indicare un difetto del sistema aerobico (mitocondri). E’ possibile misurare il lattato, e molte altre molecole, leggendo e interpretando il campo magnetico indotto sul tessuto cerebrale da un campo magnetico esterno. L’apparecchio che svolge questa funzione è la risonanza magnetica spettroscopica (una introduzione a questa tecnologia si trova qui oppure in questo mio articolo).

  • RM encefalo con spettroscopia presso la Neuroradiologia del Policlinico Umberto I di Roma. In genere la RM spettroscopica del cervello analizza un volume (64 cm^3) della materia bianca al di sopra dei ventricoli laterali. Se si viene sottoposti a questo esame si tenga presente che l’anomalia del lattato nella ME/CFS  NON è stata riscontrata in quella sede anatomica, ma nel fluido contenuto nei ventricoli laterali. Quindi è necessario richiedere esplicitamente che vengano esaminati i ventricoli laterali.

Tilt table test (TTT). La intolleranza ortostatica fa parte dei criteri diagnostici della ME/CFS (IOM, 2015). Esistono due tipi principali di intolleranza orostatica: la ipotensione ortostatica (OH) e la tachicardia posturale (POTS). Entrambe queste patologie possono essere diagnosticate monitorando polso e pressione mentre il paziente è su una tavola basculante che da posizione orizzontale viene portata a una posizione verticale (tilt table test, TTT) (Low PA et al. 2009). Esiste in paricolare una sovrapposizione fra POTS e ME/CFS, infatti la prevalenza della POTS nella ME/CFS varia dal 19 al 70% (a seconda degli studi) mentre la prevalenza della ME/CFS nella POTS varia dal 17 al 23% (Okamoto LE et al. 2012). I pazienti ME/CFS con POTS presentano varie anomalie, tra cui un aumento della noradrenalina in ortostatismo. La noradrenalina e la adrenalina vengono in genere misurate durante il TTT, sia nella posizione di partenza (clinostatismo) che nella posizione finale (ortostatismo).


 

 

 

 

Esame del liquor nella malattia di Lyme

Esame del liquor nella malattia di Lyme

Sierologia su liquido cerebrospinale

Nei pazienti in cui si sospetti la possibilità che il batterio abbia raggiunto il sistema nervoso centrale, si può ricorrere all’analisi del liquido cerebrospinale (CSF). Infatti, la rilevazione di una produzione intratecale di anticorpi specifici contro B. burgdorferi sl dimostra un coinvolgimento, presente o passato, del sistema nervoso centrale e può fornire la base per la diagnosi di neuroborreliosi (1). La produzione intratecale può essere dimostrata prelevando contemporaneamente il siero e il liquido cerebrospinale e diluendoli finché non presentino la medesima concentrazione di IgG. Quindi si procede alla ricerca di anticorpi specifici per B. burgdorferi sl in entrambi i campioni e infine si calcola il rapporto tra i valori ottenuti su liquor e quelli ottenuti su siero, ricavando l’indice CSF/siero. Se questo indice è >1.3, allora la produzione intratecale è dimostrata (2). Questo tipo di analisi può essere discriminante in alcune circostanze, infatti sono stati descritti casi di Lyme in cui si ha produzione intratecale di anticorpi, in pazienti sieronegativi (3). La rilevazione di IgG intratecali ha una sensibilità dall’80 al 100% nella neuroborreliosi. Nei bambini con neuroborreliosi precoce, la produzione intratecale di IgM specifiche per B. burgdorferi sl ha anch’essa una elevata specificità (4). La produzione di anticorpi intratecali sembra associata con maggiore frequenza alla infezione da B. garinii (5) ed è infatti un riscontro raro negli Stati Uniti. Una falsa positività nella produzione intratecale delle IgM è stata riportata nel caso di meningite da Epstein-Barr virus (6).

Parametri infiammatori del liquido cerebrospinale

Nella neuroborreliosi europea si riscontra tipicamente una elevata conta leucocitaria nel liquido cerebrospinale, dell’ordine di 10-1000 leucociti/ml. L’elevazione dei leucociti è dovuta principalmente a un aumento di linfociti in generale e di cellule B del plasma, in particolare (6). Nella neuroborreliosi si riscontra altresì un aumento delle proteine nel liquido cerebrospinale e la presenza di bande oligoclonali (6), dove entrambi i parametri sono marcatori di infiammazione del sistema nervoso centrale. La presenza di bande oligoclonali nel liquido cerebrospinale indica la produzione intratecale di immunoglobuline della classe IgG, che non sono presenti nel siero. Le bande oligoclonali non sono specifiche della neuroborreliosi di Lyme, essendo presenti anche in altre patologie neuroimmuni. Si consideri infatti che il 90% di pazienti affetti da sclerosi multipla è positiva al test delle bande oligoclonali (7).

Riferimenti

  1. Wilske, B, Fingerle, V e Schulte-Spechtel, U. Microbiological and serological diagnosis of Lyme borreliosis. FEMS Immunol Med Microbiol. Feb 2007, Vol. 49, 1, p. 13-21.
  2. Wilske, B, et al. Intrathecal production of specific antibodies against Borrelia burgdorferi in patients with lymphocytic meningoradiculitis (Bannwarth’s syndrome). J Infect Dis. Feb 1986, Vol. 153, 2.
  3. Wilske, B, Zoller, L e Brade, V. MIQ 12 Lyme-borreliose. [aut. libro] H Mauch e R Luticken. Qualitätsstandards in der mikrobiologisch-infektiologischen Diagnostik. Verlag : Munich: Urban&Fischer, 2000.
  4. Hansen, K e Lebech, AM. Lyme neuroborreliosis: a new sensitive diagnostic assay for intrathecal synthesis of Borrelia burgdorferi–specific immunoglobulin G, A, and M. Ann Neurol. 1991, Vol. 30, 2.
  5. Ruzić-Sabljić, E, et al. Analysis of Borrelia burgdorferi sensu lato isolated from cerebrospinal fluid. APMIS. 2001, Vol. 109, 10.
  6. Mygland, A, et al. EFNS guidelines on the diagnosis and management of European Lyme neuroborreliosis. European Journal of Neurology. 2010, Vol. 17, p. 8,16.
  7. Johns, Paul. Clinical Neuroscience. s.l. : Elsevier, 2014.

 

Storia della malattia di Lyme

Storia della malattia di Lyme

Storia negli USA

Nel 1981 Willy Burgdorfer, uno studioso di entomologia medica che lavorava presso i Rocky Mountain Laboratories (Montana), rinvenne una nuova specie di spirocheta nell’intestino di zecche della specie Ixodes scapularis, raccolte a Long Island (New York) (Trevisan G in R). La stessa specie di aracnide era stata oggetto, pochi anni prima, dell’interesse da parte di un gruppo di ricercatori impegnati nello studio di una forma epidemica di artrite in tre piccoli comuni sulla riva est del fiume Connecticut, immediatamente a nord di Long Island (vedi Figura 1).

Mappa 3
Figura 1. Il villaggio di Lyme si trova sulla riva est del fiume Connecticut, immediatamente a nord di Long Island, il luogo in cui furono raccolti gli esemplari di Ixodes scapularis nei cui intestini Willy Burgdorfer rinvenne i primi esemplari conosciuti di B. burgdorferi.

L’artrite colpiva prevalentemente i bambini, con un picco di incidenza in estate e nel primo autunno, era accompagnata da sintomi quali fatica, mialgia, febbre e mal di testa ed era spesso preceduta da una caratteristica lesione cutanea e dal morso di una zecca. In un articolo del 1977, Allan Steere e colleghi descrissero la patologia e la chiamarono “artrite di Lyme”, dal nome di uno dei tre paesini coinvolti nella epidemia (Steere AC et al. 1977), (Steere AC et al. 1977). L’insolita concentrazione di Ixodes scapularis nella cittadina di Lyme e dintorni, nonché il rinvenimento di un esemplare di questa specie su uno dei pazienti, indussero i ricercatori a ritenere che I. scapularis potesse in qualche modo causare la malattia, senza che fossero però in grado di dimostrare questa ipotesi (Steere AC et al. 1978), (Wallis RC et al. 1978). Quando Burgdorfer riconobbe una nuova spirocheta all’interno di I. scapularis, il sospetto che questo battere potesse essere l’agente eziologico della malattia di Lyme dové sorgere naturale. E fui lui a dimostrare la fondatezza di questa ipotesi, rilevando che il siero di un paziente conteneva anticorpi contro il batterio (Burgdorfer W et al. 1982). Il batterio (vedi Figura 2 e Figura 4) prese il nome di Borrelia burgdorferi, in suo onore.

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Figura 2. Esemplare tipo di Borrelia burgdorferi, da (Goldstein SF et al. 1996) con modifiche (disegno di Paolo Maccallini).

In Europa

Una storia analoga era stata già scritta in Europa a partire dal 1909, quando Arvid Afzelius dimostrò che il morso della zecca Ixodes ricinus (vedi Figura 3) poteva dar luogo a una lesione cutanea caratteristica, che chiamò Erithema chronicum mygrans (ECM). L’ECM era già stato associato a una condizione degenerativa della pelle, l’acrodermatitis chronica atrophicans (ACA) da Karl Herxeimer, fra gli altri, nel 1902. In seguito l’eritema migrante da morso da zecca fu descritto come prodromo di manifestazioni neurologiche (meningite linfocitaria e meningo-radiculo-neurite) da Charles Garin nel 1920 e da Alfred Bennwarth nel 1940, tra gli altri (Trevisan G in R).

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Figura 3. Vista dorsale di femmina adulta di Ixodes ricinus, da (Gilbert L et al. 2014) con modifiche (disegno di Paolo Maccallini).

In Italia

In Italia i primi casi di malattia di Lyme dimostrata da una sierologia positiva per B. burgdorferi furono descritti da Franco Crovato (1985) e da Giusto Trevisan (1986) e provenivano dalla costa ligure e dal carso triestino (Trevisan G et al. 1987). In particolare, il primo caso in assoluto fu descritto in Liguria da F. Crovato nel 1985. Si trattava di una donna di mezza età, che lavorava come contadina nei dintorni di Genova. Il soggetto si presentò dal medico nel luglio del 1983, con due lesioni cutanee – lisce e senza bordi – caratterizzate da una macchia centrale rossa, circondata da un anello dello stesso colore (Erythema Chronicum Migrans). Alcuni giorni dopo, la donna cominciò a soffrire di malessere, febbre, rigidità nucale e dolore in corrispondenza delle lesioni cutanee. Un ciclo di tetracicline fu quindi somministrato dal medico di base, il quale tuttavia non riconobbe il tipo di infezione. In agosto le macchie scomparvero e si manifestarono dolori articolari in corrispondenza del bacino e delle ginocchia. A settembre furono rilevati nel sangue della donna gli anticorpi IgG contro Borrelia burgdorferi sl (Crovato F et al. 1985). Sempre a Trieste si riuscì a isolare il primo esemplare italiano di B. burgdorferi sl da Ixodes ricinus (1987) (Cinco M et al. 1989) e il primo esemplare dalla cute di una persona affetta (1988), ad opera di Marina Cinco e Giusto Trevisan (Cinco M et al. 1992). Nel 1999 gli stessi autori isolarono a Trieste la prima Borrelia afzelii da un paziente con acrodermatite cronica atrofica (Trevisan G in R). Nel 2004 il gruppo di Trieste potè dimostrare che anche nei pazienti con eritema migrante (Lyme precoce) il materiale genetico di B. burgdorferi è presente tanto nel sangue periferico che nelle urine, suggerendo che il batterio è in grado di disseminarsi nell’ospite già durante le prime settimane dal morso (Pauluzzi P. et al. 2004).

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Figura 4. Principali caratteristiche anatomiche del Phylum delle Spirochaetes. La membrana esterna avvolge i flagelli periplasmatici, a cui si deve la grande mobilità di questi batteri, sia nei fluidi che nei tessuti solidi. I flagelli si avvolgono a loro volta intorno allo strato peptidoglicano, una struttura a cui compete la funzione di sostegno meccanico della parete cellulare. Sotto di esso si trova la membrana interna, che avvolge il citoplasma. Tra la membrana esterna e la membrana interna si trova lo spazio periplasmatico. Tutto ciò che è avvolto dallo strato peptidoglicano è detto cilindro protoplasmatico. Da (Russel J, Medical Microbiology, 1996) con modifiche (disegno di Paolo Maccallini).